Tra donne

Pubblicato il 28 novembre 2013 da antonella landi

Quando -venti giorni fa- sono finita sotto i ferri, ad aprirmi la pancia come una scatoletta di simmental erano in due: un chirurgo uomo e un chirurgo donna.
Il chirurgo uomo è quello che poi mi ha più volte medicata e visitata, quello che mi ha levato i punti e quello che vorrebbe obbligarmi a portare la pancera del Dottor Gibaud.
Il chirurgo donna è quella da cui mi sono fatta visitare ieri.

“Cara dottoressa, come sta?”
“Lei come mi vede?”
“Un po’ stanchina.”
“Infatti, sono stanca morta. E m’imbottisco di pasticche contro il mal di stomaco.”
“Come mai?”
“Il nervoso, i pensieri, le tensioni. Io somatizzo tutto.”
“E perché, io? Quell’affarone che mi avete tolto dalla pancia cos’era, se non la somatizzazione di qualche giramento di coglioni?”
“Infatti.”
“Però, anche con il mal di pancia, lei è sempre bella e simpatica.”
“Parliamo di lei: come si sente?”
“Insomma.”
“Si spogli, si stenda sul lettino e mi faccia vedere il nostro bel taglione come va.”
“Glielo dico io come va: tira, pizzica e brucia. A momenti punge come trenta aghi infilati nella carne.”
“Allora va benissimo, lo deve fare.”
“E poi, senta dottoressa, ho da dirle una cosa che ho detto anche al chirurgo suo collega, ma lui non mi capisce!”
“Occosa c’è?”
“Io la pancera non la voglio! Mi fa tristezza, schifo, ansia e depressione. Mortifica la mia natura femminile. Mi fa sentire invalida. Mi paralizza.”
“E lei non se la metta! Dov’è il problema?”
“Davvero posso non metterla?!”
“Ma certo! Metta, semmai, sa quelle calze contenitive che ora vanno anche di moda, quelle graduali che tirano anche un po’ il culotto?”

Gli uomini, tanto bravi.
Ma in certe questioni non ci capiscono una sega.

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