Blue Jasmine

Pubblicato il 9 dicembre 2013 da antonella landi

Quelli papabili erano due: o il nipote scemo di Battiston o l’ultimo di Woody.
Battiston mi piace ogni volta che lo vedo, grasso tenero e bravissimo com’è. La sua filmografia è una garanzia.
Ma Woody.
Io davanti a Woody vacillo, cedo, e crollo.
Così scegliamo “Blue Jasmine”.
Due sorelle, entrambe adottate, molto diverse: una bionda alta e odiosamente raffinata. L’altra bassa mora e orgogliosamente proletaria.
La prima ha sposato un uomo d’affari che, tradendola e trascinandola in un baratro finanziario, si rivelerà anche uomo di merda.
La seconda ha alle spalle un matrimonio fallito e alle porte una nuova convivenza con un tipo coatto, però buono e innamorato.
Nel momento in cui la sua vita da favola finisce bruscamente, la bionda chiede aiuto e asilo alla mora, che la accoglie con grande generosità e immenso spirito di sopportazione.
Da qui comincia tutto. E qui mi fermo io.
Perfettamente montato, cinico e romantico, mai retorico né prevedibile, questo film dell’immenso Allen ci ripaga degli ultimi due pacchi -entrambi girati in Europa- che ci aveva rifilato.
Woody, te non sei fatto per raccontare l’Europa. Te devi raccontare l’America. Devi raccontare New York. Al massimo San Francisco, come in questo. Resta oltreoceano, Woody: nessuno lo sa raccontare come te.

Postilla.
Nonostante l’interpretazione massima delle due protagoniste femminili, a me nei film di Woody dove Woody non c’è, sembra sempre che manchi qualcosa: quell’omino favoloso, anche solo da guardare. Se poi parla pure (e quanto!), addio.

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